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Sonno, intestino e regolazione nel bambino autistico
Sonno, intestino e regolazione nel bambino autistico
Di Salvatore Daniele
Certo. Ho sistemato tutti gli spazi, la punteggiatura, gli a capo, i titoli delle sezioni e l'elenco puntato, mantenendo invariato il contenuto. Ho anche corretto alcune piccole imperfezioni di punteggiatura per rendere il testo più professionale e leggibile per il blog.
Quando un bambino autistico dorme male, si sveglia frequentemente durante la notte, fatica ad addormentarsi o appare particolarmente irrequieto nelle ore serali, è facile concentrare l’attenzione esclusivamente sul sonno.
Ma il sonno non è un fenomeno isolato.
Nel bambino, e in particolare nel bambino autistico, intestino, sistema nervoso, percezione sensoriale, alimentazione, routine quotidiana e capacità di autoregolazione possono influenzarsi reciprocamente.
Per questo motivo, davanti a un cambiamento del sonno o del comportamento, può essere utile allargare lo sguardo.
Quando il corpo disturba il sonno
Un bambino piccolo, soprattutto quando presenta difficoltà comunicative, non sempre riesce a spiegare chiaramente che qualcosa gli provoca fastidio.
Reflusso, gonfiore addominale, stitichezza, meteorismo, crampi o difficoltà digestive possono manifestarsi non attraverso una richiesta verbale di aiuto, ma attraverso:
- agitazione;
- irritabilità;
- risvegli notturni;
- difficoltà ad addormentarsi;
- ricerca continua di movimento;
- pianto apparentemente immotivato;
- aumento di alcuni comportamenti ripetitivi;
- maggiore difficoltà a tollerare richieste e frustrazioni.
Questo non significa che ogni alterazione comportamentale abbia origine intestinale. Significa piuttosto che il disagio fisico dovrebbe entrare nel ragionamento quando il comportamento di un bambino cambia improvvisamente.
I disturbi gastrointestinali sono infatti frequenti nei bambini autistici e comprendono soprattutto stitichezza, dolore addominale, diarrea e distensione addominale.
La letteratura ha inoltre osservato associazioni tra sintomi gastrointestinali, problemi del sonno e alcune difficoltà comportamentali, anche se i rapporti di causa-effetto non sono ancora completamente chiariti.
Intestino e cervello comunicano continuamente
L'intestino non è semplicemente un organo deputato alla digestione.
Attraverso il cosiddetto asse intestino-cervello, il sistema gastrointestinale comunica costantemente con il sistema nervoso attraverso differenti vie:
- nervo vago;
- sistema nervoso enterico;
- sistema immunitario;
- mediatori infiammatori;
- ormoni;
- metaboliti prodotti dal microbiota intestinale.
Il microbiota non rappresenta naturalmente “la causa dell'autismo”, né la sua modificazione costituisce di per sé una terapia dell'autismo.
Può però essere uno degli elementi che partecipano all'equilibrio generale dell'organismo e che possono interagire con digestione, immunità e segnali diretti al sistema nervoso.
È quindi più corretto parlare di sistema integrato che di una singola causa.
Sonno e intestino: una relazione a doppio senso
Un intestino disturbato può interferire con il sonno.
Ma anche un sonno continuamente frammentato può modificare numerosi meccanismi fisiologici: regolazione dello stress, appetito, motilità intestinale, percezione del dolore e capacità di adattamento agli stimoli.
Nasce così, in alcuni bambini, una sorta di circuito:
disagio intestinale → sonno disturbato → maggiore irritabilità e sensibilità → difficoltà di regolazione → ulteriore alterazione delle routine alimentari e intestinali.
La ricerca ha effettivamente rilevato una maggiore presenza di problemi del sonno nei bambini autistici che presentano anche disturbi gastrointestinali, pur ricordando che si tratta di associazioni e che il rapporto può essere complesso e bidirezionale.
Il sistema nervoso cerca continuamente un equilibrio
Molti comportamenti che osserviamo nel bambino possono essere letti anche come tentativi di autoregolazione.
Correre, saltare, dondolarsi, cercare determinati rumori, ripetere un movimento oppure, al contrario, isolarsi e allontanarsi dagli stimoli può avere funzioni molto diverse da bambino a bambino.
In alcuni momenti il sistema nervoso può essere in una condizione di iperattivazione: troppi stimoli, eccessiva vigilanza, difficoltà a rallentare.
In altri momenti può cercare invece maggiore stimolazione attraverso movimento, pressione, suoni o comportamenti ripetitivi.
Per questo motivo, il comportamento è spesso il linguaggio biologico di un sistema nervoso in difficoltà.
Non tutto ciò che appare come “comportamento problematico” nasce quindi necessariamente da un'opposizione o da una volontà di non collaborare.
A volte il bambino sta semplicemente cercando di adattarsi a qualcosa che il suo organismo sta vivendo.
Anche l'ambiente sensoriale conta
Luci, rumori, odori, temperatura, tessuti, consistenze degli alimenti e modificazioni della routine possono influenzare profondamente alcuni bambini autistici.
Un bambino già affaticato da un intestino disturbato e da diverse notti di sonno frammentato può avere una soglia di tolleranza agli stimoli molto più bassa.
Lo stesso rumore che ieri riusciva a tollerare può diventare oggi insopportabile.
Una richiesta semplice può produrre una reazione molto più intensa.
È quindi importante non osservare sonno, comportamento, intestino e sensibilità sensoriale come compartimenti separati.
Cosa osservare concretamente
Quando il sonno cambia, può essere utile ricostruire ciò che sta succedendo durante l'intera giornata.
Per esempio:
Come evacua il bambino?
Ha stitichezza? Feci molto dure? Diarrea? Alternanza dell'alvo? Gonfiore?
Come mangia?
Ci sono stati cambiamenti nella selettività alimentare o nella quantità di alcuni alimenti?
Ci sono segnali di dolore?
Porta frequentemente le mani sull'addome? Assume posture particolari? Piange dopo i pasti? Si sveglia poco dopo essersi coricato?
Come arriva alla sera?
È esausto oppure appare ancora estremamente attivato?
Come è strutturato l'ambiente?
Luci, tablet, televisione, rumori, attività fisica intensa e cambiamenti della routine possono incidere sulla preparazione al sonno.
Il comportamento è cambiato rispetto al suo abituale?
Quest'ultima domanda è particolarmente importante.
Il bambino deve essere confrontato prima di tutto con sé stesso, non con un modello teorico di comportamento.
Prima di correggere un comportamento, cerchiamo di comprenderlo
Quando compaiono improvvisamente irritabilità, agitazione, difficoltà del sonno o aumento di comportamenti insoliti, il primo interrogativo non dovrebbe essere soltanto:
“Come facciamo a farlo smettere?”
Può essere altrettanto importante domandarsi:
“Che cosa sta cercando di comunicarci?”
Potrebbero esserci stitichezza, reflusso, dolore, un sovraccarico sensoriale, una modificazione della routine, stanchezza oppure una difficoltà comunicativa.
Questo cambio di prospettiva non significa attribuire ogni comportamento a un problema organico.
Significa semplicemente evitare di separare artificialmente il comportamento dal corpo.
Una visione integrata
Il bambino non è una somma di compartimenti indipendenti.
Sviluppo neurologico, alimentazione, intestino, sonno, esperienza sensoriale, movimento, comunicazione e ambiente dialogano continuamente.
Per questo, l'osservazione più utile è spesso quella multidisciplinare, capace di mettere insieme i diversi segnali senza ricercare spiegazioni semplicistiche.
Quando necessario, eventuali sintomi gastrointestinali persistenti, dolore, reflusso, stitichezza importante o disturbi significativi del sonno devono naturalmente essere valutati dal pediatra o dagli specialisti competenti.
Parallelamente, però, osservare abitudini intestinali, alimentazione, routine, sonno e modalità di autoregolazione può permettere alla famiglia e ai professionisti di comprendere meglio ciò che il bambino sta esprimendo.
In conclusione
Nel bambino autistico, dormire, digerire e regolarsi non sono necessariamente processi indipendenti.
Quando uno di questi equilibri cambia, anche gli altri possono risentirne.
Per questo, davanti a un bambino che improvvisamente dorme peggio, è più irritabile o modifica il proprio comportamento, può essere utile non fermarsi a ciò che vediamo dall'esterno.
Prima di modificare il comportamento, dobbiamo ascoltare il corpo.
