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Autismo, stitichezza, diarrea e gonfiore: quando l’intestino può influire sul benessere del bambino
Quando un bambino autistico diventa improvvisamente più irritabile, dorme peggio, rifiuta alcuni alimenti o modifica il proprio comportamento, è facile pensare immediatamente a una difficoltà legata all’autismo.
Non sempre, però, è così. A volte dietro un cambiamento apparentemente “comportamentale” può esserci qualcosa di molto concreto: un intestino che non sta bene.
Stitichezza, diarrea, reflusso, dolore addominale, meteorismo e difficoltà alimentari sono problemi che possono presentarsi anche nei bambini nello spettro autistico e che meritano la stessa attenzione clinica che riceverebbero in qualsiasi altro bambino.
L’American Academy of Pediatrics sottolinea che i disturbi gastrointestinali vengono riportati più frequentemente nei bambini e negli adolescenti autistici rispetto ai coetanei con sviluppo tipico e che, in presenza di difficoltà comunicative, il bambino può non riuscire a indicare chiaramente dove sente dolore o che cosa sta provando.
Il disagio può quindi comparire attraverso segnali indiretti.
Quando il corpo comunica al posto delle parole
Un bambino che sa dire: “Mi fa male la pancia” offre immediatamente all’adulto un’indicazione preziosa.
Ma che cosa succede quando il linguaggio verbale è limitato, quando è difficile localizzare il dolore oppure quando le sensazioni corporee vengono percepite ed espresse in modo diverso?
Il corpo può diventare il principale strumento di comunicazione.
Un disagio gastrointestinale può associarsi, per esempio, a:
• maggiore irritabilità;
• pianto apparentemente inspiegabile;
• agitazione;
• difficoltà ad addormentarsi o risvegli notturni;
• rifiuto del cibo;
• riduzione dell’appetito;
• ricerca di determinate posizioni corporee;
• aumento di alcuni comportamenti ripetitivi;
• improvvisa difficoltà nelle attività abitualmente tollerate;
• comportamenti aggressivi o autolesivi.
Questo non significa che ogni cambiamento comportamentale abbia origine dall’intestino. Significa invece imparare a porsi una domanda molto semplice: “Potrebbe esserci anche un disagio fisico?” Le linee guida NICE raccomandano infatti di considerare dolore e disturbi gastrointestinali tra i possibili fattori fisici da valutare quando un bambino autistico manifesta comportamenti problematici.
La stitichezza: molto più di “non andare in bagno”
La stitichezza nel bambino non significa soltanto evacuare poche volte alla settimana. Possono essere presenti anche: feci dure o molto voluminose, dolore durante l’evacuazione, trattenimento volontario delle feci, addome teso, scarso appetito oppure episodi di perdita involontaria di feci. Alcuni bambini sviluppano un vero e proprio circolo vizioso. Una defecazione dolorosa porta il bambino a trattenere. Più trattiene, più le feci diventano dure. Più diventano dure, maggiore sarà il dolore alla successiva evacuazione. In un bambino con forte rigidità nelle routine, sensibilità sensoriale o difficoltà nell’utilizzo del bagno, interrompere questo meccanismo può essere ancora più complesso. Per questo la stitichezza persistente non dovrebbe essere affrontata soltanto aumentando casualmente fibre o utilizzando rimedi casalinghi. Le linee guida pediatriche prevedono una valutazione complessiva e, quando necessario, un trattamento specifico. Dieta equilibrata, corretta idratazione e abitudini intestinali regolari fanno parte del percorso, ma nelle forme di stitichezza idiopatica la sola dieta non viene indicata come trattamento iniziale sufficiente.
Attenzione anche alla “falsa diarrea”
A volte un genitore può osservare piccole scariche liquide e pensare immediatamente alla diarrea. In alcuni bambini molto stitici, però, del materiale fecale più liquido può passare intorno a una massa di feci dure accumulate nel retto. Per questo motivo la descrizione delle evacuazioni è importante: non basta chiedere semplicemente quante volte il bambino va in bagno. Bisogna osservare anche: consistenza, quantità, colore, eventuale dolore, sforzo, trattenimento e modificazioni rispetto alle abitudini precedenti. Un piccolo diario intestinale può diventare estremamente utile per ricostruire il quadro insieme al pediatra.
Diarrea persistente: non attribuiamola automaticamente alla “disbiosi”
Anche la diarrea merita una valutazione corretta. Un episodio occasionale può essere legato a un’infezione o a un cambiamento alimentare. Quando invece la diarrea persiste o si ripete frequentemente, è importante indagare le possibili cause. Tra queste possono rientrare infezioni, problemi alimentari, effetti di farmaci, condizioni gastrointestinali o altre cause che richiedono una valutazione pediatrica. Parlare genericamente di “disbiosi” non dovrebbe sostituire questa valutazione. La presenza di autismo non modifica questo principio: le condizioni gastrointestinali devono essere investigate e trattate secondo gli stessi criteri clinici utilizzati negli altri bambini, adattando eventualmente l’approccio alle caratteristiche comunicative e sensoriali del bambino.
Gonfiore e meteorismo: cosa osservare?
La pancia gonfia è una delle situazioni che più frequentemente preoccupano le famiglie. Prima di pensare a integratori, intolleranze o eliminazioni alimentari, può essere utile osservare alcuni elementi:
Il gonfiore compare dopo determinati alimenti? È presente soprattutto alla sera? Il bambino evacua regolarmente? Inghiotte molta aria mentre mangia? Mangia molto velocemente? Consuma molte bevande gassate? La dieta contiene pochissime fibre o, al contrario, è stata improvvisamente caricata di fibre? Sono presenti dolore, diarrea, perdita di peso oppure vomito?
Questo tipo di osservazione permette al professionista di distinguere un disturbo funzionale relativamente comune da situazioni che meritano ulteriori approfondimenti.
Alimentazione selettiva e intestino possono influenzarsi a vicenda
Nel bambino autistico l’alimentazione può essere estremamente selettiva. Alcuni bambini accettano soltanto alimenti: croccanti, di un determinato colore, di una determinata marca, serviti nello stesso piatto, con una temperatura precisa, oppure appartenenti a pochissime categorie alimentari. Dietro questa selettività possono esserci fattori sensoriali, comportamentali, oro-motori, gastrointestinali e relazionali. E qui può nascere un circolo complesso. Il bambino mangia pochi alimenti. La dieta diventa povera di varietà. L’intestino può risentirne. Il bambino può sviluppare dolore o stitichezza. Mangiare diventa ancora meno piacevole. E la selettività può aumentare. È proprio in situazioni come questa che il confronto tra logopedista, neuropsicomotricista, pediatra e professionista che segue alimentazione e benessere gastrointestinale può diventare prezioso.
Cosa osservare a casa?
I genitori conoscono il bambino meglio di chiunque altro e possono raccogliere informazioni estremamente utili. Per qualche giorno può essere utile annotare:
• Cosa mangia?
• Quali alimenti rifiuta?
• Quanta acqua beve?
• Quante volte evacua?
• Come sono le feci?
• C’è dolore?
• Trattiene?
Il bambino cambia comportamento prima dell’evacuazione? Il gonfiore aumenta dopo determinati pasti? Si sveglia durante la notte? Porta frequentemente le mani sull’addome? Mangia meno nei giorni in cui evacua con difficoltà? Questo piccolo diario non serve per formulare diagnosi in autonomia. Serve a fornire al professionista una fotografia molto più precisa della vita quotidiana del bambino.
Quando rivolgersi al pediatra
Alcuni sintomi meritano particolare attenzione. È opportuno richiedere una valutazione pediatrica soprattutto in presenza di: dolore addominale importante o persistente; vomito ricorrente; sangue nelle feci; perdita di peso; scarso accrescimento; febbre associata ai disturbi intestinali; diarrea persistente; stipsi importante o di lunga durata; addome particolarmente disteso; improvviso cambiamento significativo delle abitudini intestinali. Anche una modificazione evidente e non spiegata del comportamento può essere un motivo per verificare la presenza di dolore o di altre condizioni mediche.
E la naturopatia?
Un approccio naturopatico responsabile può avere un ruolo di accompagnamento soprattutto nella valutazione dello stile di vita. Può significare lavorare su:
• qualità generale dell’alimentazione,
• idratazione,
• regolarità dei pasti,
• varietà alimentare,
• adeguato apporto di fibre quando appropriato,
• movimento,
• routine quotidiana,
• benessere del sonno.
Eventuali probiotici, prebiotici o integrazioni dovrebbero essere valutati caso per caso e non utilizzati come protocolli standard per tutti i bambini autistici. La naturopatia può quindi rappresentare un supporto al benessere, ma non sostituisce la diagnosi e il trattamento delle patologie gastrointestinali.
Un comportamento nuovo merita sempre una domanda nuova
Una delle cose più importanti che possiamo imparare dal lavoro con i bambini autistici è evitare interpretazioni automatiche. Non tutto ciò che il bambino fa “è autismo”. A volte un comportamento può essere comunicazione. A volte può essere sovraccarico sensoriale. A volte può essere paura. E a volte può essere semplicemente: mal di pancia. Per questo un approccio realmente integrato parte dall’ascolto del comportamento, ma arriva sempre anche all’ascolto del corpo. Prendersi cura dell’intestino non significa voler modificare l’identità neurologica del bambino. Significa fare qualcosa di molto più concreto: eliminare, quando possibile, dolore e disagio evitabili e permettere al bambino di stare meglio nel proprio corpo.
Questo articolo ha finalità informative. In presenza di disturbi gastrointestinali persistenti o importanti è necessaria una valutazione pediatrica e, quando indicato, gastroenterologica.
